Archivio di luglio 2010

Finalmente le vacanze!!

abbronzatura_ok“No… Non può essere successo ancora… non può essere successo anche quest’anno…” Mormoro queste parole con le lacrime agli occhi, mentre il mio cervello cerca inutilmente di districarsi dal vortice impietoso dell’autocommiserazione. Non posso evitare di pensare che sono in un hotel di Cesenatico e non in un atollo delle Tonga; Silvia dice che per scottarsi sulla Riviera Romagnola devi veramente essere predisposto alla sfiga come Paperino, anche se poi ammette che le piace il ruolo di Paperina.  Ho ancora nelle orecchie le risate della farmacista, “non è possibile, ma guarda che pellina tenera!”; cinquanta euro buttati in costosissime creme solari ad alta protezione fotonica senza nessun risultato: ho a malapena una settimana di vacanza, ed ancora una volta mi ritrovo a cestinare metà dei giorni disponibili solo come un cane rognoso in una stanza d’albergo a leccarmi le ferite.

Eppure quando ero un ragazzino non ero così sensibile. Al massimo mi spruzzavo un po’ di protezione due il primo giorno, e poi lasciavo che la natura facesse il suo corso rendendomi progressivamente nero come la pece. Poi un giorno, nel picco della mia immatura post-adolescenza universitaria, ho passato un giorno intero all’Acquafan di Riccione con un altro paio di dementi, entrando ed uscendo dalle piscine protetti solo da un costume striminzito. Il giorno dopo sotto l’ombrellone piangevamo come neonati, e le nostre schiene erano al primo stadio della decomposizione. Da allora la mia pellaccia dura ed insensibile come un pantalone di cuoio, è diventata delicata e tenera come una ricotta di pecora.

Le zone più colpite sono anche quelle più difficili da medicare: l’interno cosce, il giro vita, le ascelle, il dorso dei piedi ed il retro delle orecchie. Vado in giro camminando a gambe larghe come un cow boy, puzzolente di crema Foille e lenitivi alla calendula, con larghi cerotti e fasce che spuntano da maglietta e pantaloni. Non accetto di far finire così la mia vacanza, e decido di interpretare la situazione come una prova di carattere; e così dopo essermi bendato come una mummia salgo in macchina, ed inizio a girovagare per la riviera romagnola con l’aria condizionata sul “cool strong” ed un cd di musica heavy metal cattivo come il fiele; e dopo qualche peregrinazione, finalmente all’altezza del bagno “Da Mimmo” la mia audacia è premiata con una visione celestiale: un piccolo cartello con deliziosi svolazzi rosa e fiorellini arancio, ed una semplice ed inequivocabile scritta: “Mediaworld, 2 chilometri”.

Quando arrivo nel parcheggio, mi chiedo se quello che ho davanti è la realtà o un miraggio; è un complesso commerciale enorme, con Ipercoop, Ikea, Mediaworld, Uci Cinemas e persino scarpe Pittarello! Chilometri quadrati di puro marketing a prezzi scontatissimi… Mi lascio trascinare dalla folla, ed all’incrocio tra la corsia dei televisori maxischermo e quella delle lavatrici classe A mi sento finalmente a casa; con le mani tremanti chiedo ad un commesso dov’è l’esposizione dei videogiochi, e già che ci sono lo costringo ad una dettagliata esposizione delle caratteristiche delle cornici digitali e delle videocamere in offerta; e mentre costui ancora cerca le risposte alle mie assurde domande, io mi piazzo davanti a due casse da 500 Megawatt ad occhi chiusi e braccia aperte come Di Caprio sul cocuzzolo del Titanic, lasciando che le potenti onde sonore curino le mie ustioni, come il balsamo delle trentatré erbe che mia nonna conservava nel più segreto dei suoi cassetti.

Il giorno dopo sono come nuovo. Arrivo in spiaggia duro e spavaldo come un samurai, con la pelle a tratti violacea, a tratti bianca di crema. Mia moglie mi guarda incredula; lei, che è pallida come una mozzarella biancolatte, dice “caspiterina, ho dimenticato la crema in albergo….vabbè, la metterò domani…”; lo dice ogni giorno, e pur restando l’intera giornata sdraiata al sole come una lucertola resta illesa, senza neppure un po’ di rossore sulle spalle o un maledetto eritema da sabbia sporca. Per me è una sicurezza: al limite, il giorno del rientro la macchina la guiderà lei; io probabilmente sarò al suo fianco avvolto in una coperta termica, stonato dalla morfina ed idratato in modo continuo da una flebo fissata al portapacchi.

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