Archivio di dicembre 2010
Racconto di Natale
Certi ricordi affiorano solo quando è inverno, e dal finestrino del treno dei pendolari la nebbia sembra confondersi con il bianco dei campi innevati. Chiudo gli occhi e mi vedo come davanti ad uno specchio, quindici anni fa, con l’abito nuovo e la testa piena di sogni; davanti all’immagine di quell’ingenuo ragazzo, non posso trattenere un po’ di tenerezza.
Quando in Italia c’era ancora la “grande azienda” pensavamo di essere così bravi da poter esportare all’estero le nostre competenze; per questo ero stato chiamato a quel colloquio, per valutare la sfida di un team giovane e vincente che un dio geniale aveva staccato come una costola da una famosa e grandissima società energetica italiana. Però allora non c’era ancora nulla, ed anche gli uffici erano presi in affitto in un lussuoso residence dalle parti della stazione Centrale, giusto all’incrocio tra l’ingresso della metropolitana ed una stradina notoriamente frequentata da zoccole e spacciatori.
La persona che per primo mi ha esaminato era davvero un brav’uomo, e per una buona mezz’ora ha cercato di sondarmi l’animo con la caparbietà di un cane da tartufo; quando gli argomenti hanno cominciato a scarseggiare, ha estratto dal cappello la sua arma segreta, uno di quei test di intelligenza da Settimana Enigmistica che iniziano sempre con “tre soldati in tre celle in tre angoli separati di un castello con trecentotrentatre stanze”… Beh, non ricordo bene com’era il test, però ricordo che nell’esatto momento in cui l’esaminatore ha aperto bocca mi sono sentito travolgere da una delle più grandi botte di culo della mia intera esistenza; ero reduce da un mese intero passato a lavorare su quel test, sadicamente proposto dal più infido degli amici dopo una serata ad altissimo tasso alcolico; il risultato erano state decine di notti insonni, interi quaderni di appunti a matita, ed una soluzione alla fine raggiunta dopo innumerevoli momenti di sconforto; in più quel giorno avevo qualcosa che girava per il verso giusto, forse la rara combinazione di acido lattico e serotonina che capita tre volte nella vita: insomma non so cosa mi ha preso, ma ho sciorinato la risposta fingendo una rapida riflessione, improvvisando passaggi disegnati nell’aria e sparando fuori una tale “consecutio deduttiva” che l’esaminatore è rimasto a bocca aperta; quando con tono affannoso ha balbettato “mai…dico mai nella vita ho trovato qualcuno in grado di risolvere il test così…incredibilmente bene…”, ammetto di aver avuto qualche microsecondo di scrupolo, ma poi mi sono detto “e che cacchio, godiamoci il momento, quando mi capiterà ancora?”.
Così il giorno stesso mi è stata proposta la fase due, il colloquio con il megadirettore galattico; tutto era grande in lui, dalla pancia alla scrivania, due metri di giacca e cravatta firmata ed intagliata su misura ed installati in un ufficio di mogano ed ottone, intervallati solo da una gigantografia che lo ritraeva abbracciato ad un noto politico dell’epoca. Credo di aver parlato si e no per venti secondi, ma ciò è bastato per vedere le sue palpebre abbassarsi teneramente come in un neonato che si sta per addormentare.
Poco dopo ero già davanti al direttore del personale, che invece era un ometto piccolo e malvestito, e viveva in un sottoscala spelacchiato con la porta sfondata ed un tavolo logoro che sembrava rubato ad una scuola elementare. Anche con lui il colloquio è durato venti secondi, giusto per arrivare ad una seria proposta economica: venti per cento meno del mio stipendio di allora. Io neanche ho fiatato, il mio primo esaminatore invece è partito come l’intero esercito Garibaldino: “noooooo!!!! Costui è il primo umano che ha superato il mio test!!!!” Niente da fare, il piccolo direttore del personale era arenato alla sua posizione come una cozza sugli scogli; parlava di stipendi conformi alla sfida e di similcazzate, e dall’alto della sua microstatura manteneva le braccia conserte ed il musetto imbronciato, battendo il piedino per sottolineare i concetti come un bambino che non vuole la zuppa. Così il giorno dopo ho chiamato per rifiutare cortesemente l’offerta, evitando a stento di dire che erano una gabbia di matti.
Un anno dopo è arrivata Tangentopoli, e per me guardare la televisione era meglio del cinema. Ogni giorno mi chiedevo di chi era il turno, finché è arrivato quello dei grandi appalti delle aziende energetiche; c’erano grandi manager italiani che avevano esportato le nostre competenze all’estero, facendo giusto qualche cresta qua e là per garantire un futuro felice ad amici e parenti; un giorno ho visto anche lui, l’enorme megadirettore, con le manette ai polsi che spuntavano dall’abito elegante; ho fatto un po’ fatica a riconoscerlo, era molto diverso dal giorno del colloquio: aveva il viso stravolto, e gli occhi grandi e spalancati mostravano due vivaci iridi verde smeraldo. Ho pensato che stava provando la più grande emozione della sua vita, e ciò poteva essere un bene; era Natale, ed in un certo senso anche per lui sotto l’albero c’era stato un inatteso regalo.
Buon Natale per tutti voi!!!
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