Archivio di gennaio 2011

Riflessioni di capodanno

Quando la mia età si poteva ancora misurare con le dita di due mani, il capodanno era un evento eccezionale. La famiglia si riuniva a casa dei miei nonni, e dava libero sfogo alla sua esuberanza mediterranea con cene multi portata e giochi da bisca clandestina; incapaci di aspettare la fine dell’interminabile conto alla rovescia scandito dallo schermo di un televisore in bianco e nero, si anticipava l’esplosione pirotecnica della mezzanotte con fiammelle e panettone, mentre noi bambini approfittavamo dell’occasione per invocare la strenna da investire nella tombola.

Poi, quando le lancette si incrociavano nel punto più alto dell’orologio era come se il paese venisse investito da un bombardamento: i balconi si illuminavano come torce, il cielo veniva invaso da luci colorate, e da una casa all’altra volavano gli auguri accompagnati dai piatti della cena, lanciati direttamente in strada con i rimasugli di zampone e lenticchie.

Per l’occasione mio zio proponeva sempre un pacchetto di esplosivi di potenza micidiale, acquistato con apposita spedizione nel napoletano e nascosto per settimane agli avemaria di mia zia, che temeva di passare il capodanno al capezzale di un letto d’ospedale con qualche nipote fasciato dalla testa ai piedi; mio nonno per non essere da meno estraeva la Beretta della guerra d’Abissinia, e quando questo accadeva per motivi che faticavo a comprendere mio padre mi sparava automaticamente nella stanza sul lato opposto della casa.

Quando avevo vent’anni il capodanno iniziava parecchi giorni prima, tanti quanti erano necessari per selezionare in quale festa imbucarsi; alla fine ci si basava sempre su un misto di criteri quantitativi e postulati di ottimizzazione: numero stimato di ragazze divise il costo dell’ingresso; il risultato era spesso uno squallido locale in mezzo alla campagna, affittato da qualche delinquente per due soldi, e riempito all’inverosimile di bestie paganti di sesso maschile furiose per le cinquantamila lire di ingresso buttate al vento; usualmente ben prima di mezzanotte scoppiava qualche rissa colossale che ci costringeva alla fuga, e da quel momento in poi iniziava una lunga peregrinazione in macchina per tutta la provincia all’inseguimento dell’eco di feste leggendarie con incontenibili quantità di ragazze annoiate.

All’alba si buttavano via gli ultimi soldi in qualche bar, e davanti ad un cappuccino annacquato ed una brioche stantia recitavamo a turno i proponimenti per il nuovo anno; in testa c’era sempre il giuramento di non farsi più fregare dalla festa di capodanno, e nel momento stesso in cui qualcuno lo dichiarava nella memoria di tutti tornava la fotocopia della stessa situazione accaduta l’anno prima.

Alla fine si diventa grandi, e con la pace dei sensi il capodanno diventa solo una occasione per passare una serata un po’ più lunga con gli amici; poi però arrivano i bambini, ed in quel momento comprendi che la vita è un ciclo di situazioni che si ripetono, come una commedia recitata da tante compagnie di attori che si tramandano lo stesso copione.

Quest’anno, quando mia figlia e gli altri bambini alla mezzanotte guardavano eccitati i fuochi, ho avuto la sensazione che da un momento all’altro potesse spuntare anche mio nonno con la sua Beretta: forse adesso sarei stato abbastanza grande per sparare anch’io qualche colpo dalla finestra.

Ad un certo punto è suonato il cellulare, e mi sono subito chiesto: è mio padre che mi manda a letto? Ed infatti erano i miei genitori, ma le loro voci erano deboli suoni rispetto al frastuono che mi circondava; ci siamo scambiati gli auguri, forse in modo un po’ troppo frettoloso, ed era come se provassimo a comunicare da due mondi lontani nello spazio e nel tempo.

Ricordo che quando la festa finiva ed era l’ora di andare a dormire, mio padre spegneva la televisione; allora le ballerine ed i presentatori, Pippo Baudo ed Heater Parisi, Cecchetto e Costanzo, Vianello e Raffaella Carrà, tutti quei personaggi che fino ad un istante prima sgambettavano sullo schermo venivano risucchiati in un rapido vortice, e scomparivano lasciando solo un punto luminosissimo nel centro dello schermo che sembrava racchiudere l’essenza del mondo intero.

VN:F [1.9.8_1114]
Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
Share on Facebook
Newsletter
SONDAGGI

Qual'è il posto migliore per guardare tempodalupi.it?

Guarda i risultati

Loading ... Loading ...