Archivi per la categoria ‘Week end e vacanze’

20 settembre: buon compleanno Tempodalupi!

BuonCompleannoRiflettendoci ora, non aver capito che mia moglie stava organizzando un festeggiamento a sorpresa per il mio quarantesimo compleanno è abbastanza grave. Non riesco a capire se è stata brava Silvia, al punto che potrebbe avere diciotto amanti e convincermi che sono tutti vecchi amici di famiglia, incluso quello nudo nell’armadio, o se invece sono completamente rimbambito io, visto che a ripensarci negli ultimi giorni le situazioni che potevano tradire l’effetto sorpresa ci sono state eccome.

So soltanto che dopo il solito sabato delirante passato tra spese al supermercato e l’assunzione di pillole per la gastrite, ho ricevuto con una certa sorpresa l’invito di Antonello per andare a mangiare una pizza fuori. Ed anche questa era una costa strana, visto che di solito io e Antonello preferiamo farci portare la pizza a domicilio e sfotterci al riparo da occhi indiscreti, nell’intimità delle nostre case, concedendo ai nostri cuccioli la libertà di sfasciare serenamente il mobilio.

Verso le 20.00 siamo arrivati al luogo dell’appuntamento con il solito filo di ritardo, e con un certo stupore ho visto una decina di amici che sembravano aspettare. Ed io, che con i quarant’anni evidentemente mi porto già dietro un anticipo di demenza senile, mi sono trovato a pensare: che stronzi! si trovano tra di loro senza avvisarci. La cosa comunque un po’ mi stupiva, perché non pensavo di essere così sgradito; comunque sono andato loro incontro con una faccia del tipo “vi ho beccati, bastardi”.

Al terzo coretto di auguri, ho cominciato ad avere il vago sospetto che fossero lì per me, e subito sono arrivate calde e fluenti le lacrime agli occhi.

Per festeggiare, nonostante il bruciore di stomaco, ho ordinato pizza funghi e  gorgonzola e birra come se piovesse. E’ stato meraviglioso festeggiare, mentre i bambini demolivano in modo sistematico il locale.

Oggi quindi, oltre ad essere l’anniversario della breccia di Porta Pia, è anche il mio compleanno. Quaranta anni fa mia madre era entrata in ospedale per un parto cesareo programmato, relegando per sempre il mio segno zodiacale ad una Vergine terminale, sia pure con un piacevole ascendente Bilancia che dovrebbe limare un po’ pignoleria e testardaggine. Venticinque anni dopo, registrando i miei dati per un esame all’università, ho conosciuto un ragazzo  nato incredibilmente lo stesso giorno e nella stessa clinica. Questo tipo, guardando la data di nascita che avevo inserito, mi ha guardato illuminandosi tutto, e dopo avermi preso il dito mignolo ha gridato “facciamo flik e flok!”. Vorrei cogliere l’occasione per pregare il cielo che non ci sia stato uno scambio di culla.

Ieri sera mi guardavo intorno, cercando di fissare nella mente le facce dei miei amici, e mi tornavano in mente gli episodi che avevamo condiviso ‘in gioventù’: le pizze in campagna, le vacanze in bicicletta, le serate a fumare la pipa. Tra i presenti c’era anche E., che avevo sposato quando avevo sette anni. Nel frattempo un po’ di cose sono cambiate, si è sposata con un altro, ed ha avuto due figli, ma siamo comunque rimasti grandi amici come è tipico nei divorzi di oggi.

Silvia è stata meravigliosa, mi vergogno un po’ di avere liquidato il suo compleanno con una borsetta ed un libro. Vi assicuro che comunque la borsa era da urlo.

Se osservo la mia esistenza vedo una splendida famiglia, un lavoro che mi fa incazzare ma che comunque non è niente male, degli splendidi amici e tantissimi ricordi meravigliosi. Credo che avere una vita così dovrebbe essere il diritto di tutti, e non la fortuna di pochi.

VN:F [1.9.8_1114]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
Share on Facebook

Una mattina da gigolò

Trolley_smallStamattina alle 11.00 sfrecciavo sulla tangenziale, con la velocità adeguata alla presenza di una bambina di quattro anni sul sedile posteriore, e mi sentivo leggero e felice come il gabbiano Jonathan Livingstone. Nell’abitacolo echeggiava il cd Metal Gotico preferito di mia figlia, che ha già gusti un po’ particolari; la brezza di un finestrino leggermente abbassato mi scompigliava i capelli, e grazie anche ai nuovi occhiali da sole con lenti graduate mi sentivo come un American Gigolò su una cabriolet a duecento all’ora sulla costiera di Palm Spring.

Dovevamo acquistare un regalo di compleanno per una bambina, e questa è sempre una ottima opportunità per andare in uno dei miei luoghi preferiti: Toys, il supermercato del giocattolo. Mia figlia vuole sempre essere della partita in queste occasioni, perché sa che ci scappa qualcosa anche per lei. Io invece sono grande e certe cose non le posso più avere, e quindi cerco di regalarle quello che in realtà desidero io. Solo che non sembra mai interessata a quello che mi piace, e mi rendo conto che in certe situazioni avere una figlia femmina è fonte di difficoltà insormontabili. Ad esempio non apprezza le armi, che io adoro anche se sono obiettore di coscienza convinto. E così pure disprezza in modo evidente cose tipo microscopi, macchinine, liquidi bavosi e bambole, che da piccolo adoravo spogliare. L’unica cosa su cui andiamo d’accordo sono gli utensili da bricolage, tipo completi da muratore, martelli pneumatici giocattolo, trapani, levigatrici e simili. La causa è sicuramente Manny Tuttofare, il protagonista del suo cartone animato preferito. Per me e Silvia scoprirlo è stato un sollievo, visto che credevamo che fosse a causa dell’enorme numero di film visti mentre lei era in cinta, ed in cui il protagonista usava questa oggettistica per scamosciare le vittime della sua logica da serial killer.

E come tutte le altre volte, mi figlia ha voluto l’ennesimo peluche; questa volta si tratta di un orso simile ad uno scoiattolo, con grandi occhi da manga ed orecchie moventi al ritmo di una musica ipnotica ed irritante. E così sono stato costretto a litigarci per convincerla a comperare anche un nuovo videogioco, da utilizzare con la console che le ho costretta ad accettare a Natale, e che utilizzo di nascosto la sera dopo che è andata a letto. Mia figlia è fatta così; mi dice di andare piano in macchina, mi dice che mangio troppo a cena, che spendo troppo quando le compero i regali, che lavoro troppo quando sono al pc a sistemare il sito e che non pensiamo alla sua linea quando la costringiamo a mangiare patatine fritte e frullati di cioccolato.

Come ogni sabato concludiamo la mattina al supermercato per approvvigionarci di viveri. Lì tiro fuori la mia passione per il carrello, che trasformo in una formula uno con mia figlia al volante. In particolare nel parcheggio adoro zigzagare tra auto e massaie, tamponando qualche volta il cofano di un’auto come in una giostra. Mia figlia si diverte come una pazza, e spesso mi incita a tirare fuori tutte le mie capacità podistiche ed acrobatiche. Non avete idea di cosa riesco a fare con il carrello, sono come Luke Skywalker mentre plana tra le torrette della Morte Nera.

Ed alla fine, mentre torniamo a casa con la macchina piena di corn flakes con le fibre, mozzarelle colorate, biscotti glassati, pistacchi, salse ed altri diecimila articoli alimentari dannosi e completamente inutili, telefono a Silvia colto da scrupoli e fingendo un po’ di ansia le raccomando di mettere l’acqua sul fuoco perché c’è traffico e siamo in ritardo. Il cd di metal gotico echeggia potente come una marcia militare, mentre mia figlia si dondola ritmicamente sul rialzo del sedile ed il vento si infila tra le ciocche dei miei capelli superstiti. Guardo la mia bambina dallo specchietto e le sorrido come faceva sempre mio padre con me, e mentre la strada sfreccia dai finestrini e la casa si avvicina mi rendo conto che ci sono piccoli momenti che da soli valgono una vita.

VN:F [1.9.8_1114]
Rating: 3.3/5 (3 votes cast)
Share on Facebook

Silenzio in sala

Ticket_Cinema_smallIeri sera Silvia e la mia bambina mi hanno portato al cinema a vedere “L’Era Glaciale 3”. Per me è stato un grande regalo, perché erano mesi che aspettavo questo evento. E’ un innamoramento che è iniziato un paio d’anni fa, quando ho comperato il primo della serie per mia figlia. Poi dopo una ventina di visioni lei si è stancata mentre io ho continuato a rivederlo di nascosto, come quelli che dopo mezzanotte guardano le trasmissioni con i numeri di telefono in sovraimpressione.

Anche in un’epoca di crisi economica come quella attuale, dopo aver tagliato ogni genere di superfluo e anche parte del necessario, non riesco a trattenermi davanti all’acquisto di gadget Disney e Pixar. Ho circondato mia figlia di poster e peluche talvolta superando di gran lunga la richiesta. Spicca l’episodio dell’acquisto di uno Scrat di formato gigante direttamente da un sito internet specializzato. Nella descrizione avevo letto “31 centimetri punta muso – punta coda”. Non sapevo che la misurazione era stata fatta sul peluche in posizione raccolta e sotto-vuoto. All’arrivo del pacco mia suocera mi ha chiamato direttamente in ufficio per comunicarmi che “la bestia era arrivata”, e vi assicuro che aveva ogni ragione, visto che occupava buona parte del salone. Tutt’ora se la notte ti capita di muoverti al buio e ti dimentichi della sua presenza, potresti crepare di paura inciampando nella sua enorme ghianda.

La visione del film è stata organizzata in modo un po’ frettoloso, con un giro di telefonate intorno alle 18.30 per coinvolgere il mio caro amico Antonello con mogli e bambini. Dopo un’oretta eravamo tutti davanti al cinema, un multisala dell’ultima generazione con annessi sala giochi e fast food. Silvia per farmi un ulteriore regalo ha organizzato le cose in modo che arrivassimo con la pancia vuota, rendendo necessario l’acquisto di un paio di mostruosi panini multistrato con misto carni e salse. Abbiamo dovuto portarli dentro la sala di nascosto nella borsa, condannandola a puzzare di formaggio e maiale alla brace per il resto dei suoi giorni. Antonello poi, rendendomi pazzo di felicità, mi ha anche passato una confezione gigante di coca e pop-corn. Mia figlia a quattro anni è già una salutista, e non mangia quella roba. Silvia si limita un po’, grazie al buon senso delle persone sane di mente; e quindi mi sono sentito libero di lasciarmi andare mangiando con la voracità di Zanna Bianca e finendo tutto prima dell’inizio del film. Il risultato è che già alla prima scena, mentre Sid e Manny lottavano contro un enorme tirannosauro, io lottavo con il mio intestino per evitare di scaricare un fiume di vomito su un gruppo di bambini festosi nella fila davanti.

Comunque alla fine, con il controllo mentale di un maratoneta, sono riuscito a trattenere tutto tranne un paio di rutti, accompagnati dalle risate che la visione del film mi imponevano e che hanno portato ad imbarazzanti richieste di fare silenzio, visto che riuscivo a fare più casino di un intero cinema di ragazzini di età media sotto i dieci anni. D’altra parte io sono fatto così, davanti ad in film mi emoziono. Mia moglie ha iniziato a provare simpatia per me quando mi ha visto piangere come un disperato in un film che sulla carta era classificato come commedia; persino alla prima proiezione della mia vita, mia madre mi ha inseguito tra i divani, mentre urlando come un pazzo cercavo di imitare Peter Pan e volevo ingaggiare combattimenti a fil di spada con gli altri spettatori; e poi mi sono buttato da un armadio con la cintura di un accappatoio dopo aver visto “Tarzan”, mi sono quasi storpiato in bici dopo “Top Gun”, ho cercato di approcciare le prime ragazze dopo “Il tempo delle mele” ed a fare footing dopo “Forrest Gump”. A sedici anni, sono quasi stato buttato fuori dalla proiezione di Rocky 3 per eccesso di tifo nel match finale contro Ivan Drago. E vi dirò, ancora adesso se ci penso, mi viene da balzare in piedi e gridare “ADRIANAAAA” con tutto il fiato che ho in gola.

VN:F [1.9.8_1114]
Rating: 4.0/5 (2 votes cast)
Share on Facebook

Milano d’agosto

empty street smallSono rientrato dalle vacanze ormai da un paio di settimane. Ma solo quando un automobilista mi ha mandato affanculo sulle strisce pedonali ho sentito il confortevole calore del ritorno a casa. Nei giorni scorsi percorrendo il tragitto dalla stazione all’ufficio mi sentivo ancora sul lungomare di Cesenatico.  Confrontare la Milano di oggi con quella della settimana scorsa, è come l’abbinamento delle immagini “prima e dopo” di una cura dimagrante. Ora le strade sono tornate ad essere il solito rumoroso groviglio di auto, gli uffici si sono riempiti di gente isterica in attesa del pranzo in mensa, ed i server di posta si intasano di ricordi scambiati sotto forma di allegati con foto digitali.

Eppure solo una settimana fa potevi tranquillamente organizzare una partita di calcetto per strada. Possibile che l’intera città sia evasa e rientrata in massa nello stesso momento? Vedo solo due possibilità: o i milanesi si spostano sempre tutti assieme come una squadra di nuoto sincronizzato, o in agosto si rintanano nelle tane come tarantole. E nel secondo caso non mi stupirei, visto che ormai col ritmo di tutti i giorni non credo di essere l’unico che pensa che la vera vacanza sia affondare nel letto con la tv accesa e l’aria condizionata a manetta.

Qualche anno fa in pieno agosto ero finito a lavorare come un pazzo nella sede distaccata di una società, con un folto gruppo di consulenti stranieri. Per loro andare in giro per la città vuota era un fenomeno talmente unico ed affascinante da renderlo ancora superiore alle cene a base di spaghetti e Chianti. In quel contesto ho avuto la prova che quello che succede a Milano d’estate non è normale, in tanti lo considererebbero un soggetto per un episodio di “Ai confini della realtà”.

In particolare, ero diventato amico di D., un consulente canadese di origini ucraine. Un giorno, contemplando le strade vuote, mi disse che l’ultima volta che aveva visto uno spettacolo così era un ragazzino. Proveniva da un paese vicino Cernobyl, ad un tiro di schioppo dal luogo del famoso incidente alla centrale nucleare. Alla radio quel giorno dicevano che tutto andava bene come al solito, ma improvvisamente in giro si videro strani tipi coperti integralmente da una tuta bianca, che ti puntavano la pistola se uscivi di casa. Suo padre non ci pensò due volte, e raccolta la famiglia con due valige ed un pugno di dollari scappò in Italia. D. mi raccontò che arrivarono in un centro di accoglienza sul mare vicino Roma, e rimasero incantati da quel luogo così bello e caldo. Era gennaio, e si raccolse un nugolo di curiosi per vedere da quel gruppo di russi pazzi e felici che si buttavano in mare.

Successivamente il buon D. passò un bel po’ di tempo nel mercato rionale a scaricare cassette, e per arrotondare il pomeriggio lavava i vetri ad un semaforo. Capendo che forse il nostro paese non offriva le migliori prospettive, si trasferì con la sua famiglia in Canada. Lì  D. tornò a scuola per laurearsi in una delle principali Business School del paese. Con un po’ di amarezza, penso che probabilmente se fosse rimasto da noi sarebbe ancora ad un semaforo a chiedere un euro per mangiare, e  che non avrebbe apprezzato più di tanto il nostro dolce clima mediterraneo.

VN:F [1.9.8_1114]
Rating: 4.0/5 (1 vote cast)
Share on Facebook
Newsletter
SONDAGGI

Come hai scoperto tempodalupi.it?

Guarda i risultati

Loading ... Loading ...