Nebbia
Ho visto un uomo stamattina, stazione di Tortona, sara’ sulla sessantina o poco piu’, ha mani grosse, spaccate dal gelo e sta riempiendo un secchio giallo.
La cura che pone nel riempirlo e’ meticolosa e la sabbia pare oro, da mescolare con il cemento .
Il corpo irrigidito, forse dall’eta’ forse dal freddo o forse da anni di fatiche, si muove lungo i binari, mentre la nebbia avvolge tutto quanto e io mi chiedo se sia il caso di ricordare per sempre quell’evento.
Comunque quell’uomo mi pare piccolo, quasi sperduto mentre porta avanti con passione la sua attivita’ insignificante, nell’attesa di tornare a casa la sera, grugnire qualcosa alla moglie e andare a letto per prepararsi ad aspettare ancora domani, la prossima sera.
Non e’ forse che facciamo cosi’ tutti? Ci alziamo la mattina, che ha l’oro in bocca, ci vestiamo di fretta e usciamo a conquistare il mondo e poi ci accorgiamo che siamo tutti dei piccoli muratori, con la carriola, guardiamo la paglia dei campi invernali che ci scorre a fianco e le risaie gia’ verdi a novembre e pensiamo a quanta sabbia dovremo usare oggi per andare avanti.
Oppure diventiamo come la sabbia e quello che facciamo ci assorbe, e veniamo messi anche noi nel secchio giallo per riparare qualche crepa in un muretto.