Articoli marcati con tag ‘reporting’

Domenica lavorativa di mezza estate

Incubo_LavoroLa mia azienda fa il mestiere più antico del mondo: presta soldi. Un tempo nelle piazzette dei mercati c’era il banchetto degli usurai; ora invece ci sono società come la mia che fanno il “credito al consumo”, vale a dire prestano soldi in modo corretto e legale a milioni di persone. Ogni giorno stipuliamo migliaia di pratiche, e questo è un gran casino se non ci sono adeguati sistemi informatici che gestiscono dati personali, convenzioni, crediti e debiti, fatture ed insolvenze… Tutta questa roba viene salvata ed accumulata come trippa nello stomaco di un mostro che ha mangiato pesante, e se non si agisce in modo corretto si rischia di ricavare solo una enorme indigestione; il software su cui lavoro è alla fine di tutti i processi informatici, e riceve queste informazioni grezze e puzzolenti come l’accogliente tazza di un cesso, le pulisce e purifica e con esse crea centinaia di tabelle e documenti belli ed ordinati per le varie funzioni aziendali: conti economici, rapportini del venduto per filiale, analisi del consuntivo rispetto al budget, redditività delle partnership etc. etc.

Per spiegare il mio lavoro a parenti ed amici utilizzo spesso l’analogia con il cesso; è qualcosa che mi viene spontaneo, forse anche perché ho un capo dall’animo sensibile che ama dire che trasformiamo la cacca in oro. Questo però solo nella teoria, perché nella pratica il duro destino di un cesso è sempre dipendente da chi c’è accomodato sopra; in altre parole ogni volta che non funziona qualcosa in un sistema informatico che mi alimenta di informazioni, dalla mia parte scoppia un casino: se il sistema di fatturazione ha qualche piccolo difettino, i miei report sul venduto hanno un calo del 4000 %, e se qualche processo di calcolo sbaglia a considerare la virgola il mio conto economico tocca il fantastilione.

Questa accertata sensibilità alle cazzate degli altri mi rende talvolta molto popolare in azienda. Domenica scorsa ad esempio sono stato in ufficio per l’avvio di un progetto informatico, solo e triste come un cane rognoso; ho trascorso tutto il giorno in una stanza surgelata dall’aria condizionata, fermo davanti ad uno schermo pieno di numeri ed allietato solo da due panini melanzana e scamorza gentilmente offerti per il pranzo. Il mio compito era eseguire una serie di controlli, e segnalare immediatamente eventuali squadrature sui conti. Grazie al cielo i risultati dei test erano positivi, a meno di poche pratiche che avrei verificato con calma nei giorni successivi; così nel pomeriggio ho inviato una mail del tipo “Tutto ok! I dati tornano a meno di sette pratiche”, sottointendendo un amichevole “andatevene tutti a fanculo, io me ne vado a casa”; ma appena spento il computer e preparato lo zainetto, la porta dell’ufficio si è spalancata ed è iniziata la tragedia: c’era il direttore dei sistemi informativi con una decina di persone, avevano in mano la stampa della mia mail, e mi fissavano con occhi spalancati e sporgenti come dei pesci palla.

Per le successive tre ore sono rimasto al pc a cercare quelle maledette pratiche, mentre per farmi sentire a mio agio il direttore restava in piedi dietro la mia schiena scuotendomi violentemente le spalle, ed il suo vice stava seduto sulla mia cassettiera con i piedi appoggiati sul tavolo; il telefono continuava a squillare, ed ogni due minuti qualcuno mi chiedeva un aggiornamento o di verificare qualche ipotesi strampalata; incastrato tra la spalla e l’orecchio, il cellulare mi collegava all’ugola del mio capo che da trecento chilometri di distanza partecipava alla mia agonia gridando “ma chi cacchio c’è in ufficio con teeee!?!?! mandali tutti viaaaa!”

La verità è che quasi sicuramente non c’era nessun problema: se le cose non funzionavano non avrei trovato sette pratiche di squadratura, ma milioni. Se però non trovavo il motivo di questo errore, nessun dirigente si sarebbe assunto la responsabilità di dire che il problema poteva essere trascurato. E così per alcune ore ho continuato ad estrarre numeri da decine di file, producendo quantità industriali di pagine stampate che qualche poveraccio al mio fianco provava a quadrare seguendo le righe col ditino come uno scolaretto delle elementari; col fare della sera il livello di rincoglionimento generale era talmente elevato che qualcuno ha creduto di aver dimostrato che tutto era a posto, e nessuno si è sentito di contraddirlo.

Venti minuti dopo ero sul treno per tornare a casa; la calma improvvisa mi ipnotizzava, facendomi raggiungere uno stato di consapevolezza da monaco tibetano; tra Lodi e Codogno ho ripercorso con la mente ogni singola operazione effettuata in ufficio; mi sembrava di vedere i tabulati stampati lì davanti agli occhi che ballavano a mezz’aria come le tendine davanti ai finestrini abbassati; arrivato a casa avevo ormai chiaro che in quella squadratura non aveva capito nulla nessuno. La notte ho fatto incubi mostruosi; mi sono visto alla gogna in sala mensa, con davanti sette tavolini occupati da enormi clienti grassi e bavosi che mangiavano giganteschi piatti di spaghetti alle vongole.

Il mattino dopo sono arrivato in ufficio che quasi non mi reggevo in piedi. I miei colleghi mi hanno accolto come un profugo, e quasi tenendomi per mano mi hanno aiutato ad estrarre le sette pratiche impiegando più o meno venti minuti. Come volevasi dimostrare, erano pratiche annullate proprio nel week end, e quindi non contavano nulla; così finalmente nel pomeriggio abbiamo potuto affermare ufficialmente che il progetto si era concluso con successo, ed in un’aula riunione abbiamo fatto un breve festeggiamento brindando con la coca-cola ed i panini alla scamorza avanzati dal giorno prima; quando qualcuno ha provato a parlare delle fantomatiche sette pratiche è stato subito zittito con battute sconce e cori da stadio.

Talvolta le vie del successo sono strade in discesa; alla fine siamo noi informatici che lavoriamo con i dati aziendali, e se noi diciamo che un numero è giusto vuol dire che è così per definizione; e se qualcosa non torna, siamo noi che dobbiamo fare le opportune correzioni, a costo di quella che in gergo chiamiamo “martellatina”. Per diversi giorni ho sentito qualche malignità mormorata a bassa voce nei corridoi, tipo che da qualche parte in Italia sette fortunati clienti stavano brindando con caviale e champagne; dovevano rimborsare un prestito in sessanta rate, e grazie alle nuove tecnologie si sono visti improvvisamente scomparire la pratica tra le mani come se avessero ricevuto semplicemente i soldi in regalo; se è così, dubito che qualcuno protesterà mai.

VN:F [1.9.8_1114]
Rating: 5.0/5 (2 votes cast)
Share on Facebook
Newsletter
SONDAGGI

Quanto è cambiata la tua vita, da quando hai scoperto tempodalupi.it?

Guarda i risultati

Loading ... Loading ...